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Eccoci qua di prima mattina. Visto che non riuscivo a dormire alle 8 e qualcosa ero già qui in facoltà.
Sto studiando un po’ di roba su un manualetto dell’autoCAD. Questo programma è uno spettacolo. Normalmente è difficile che ad un ingegnere elettronico capiti di usarlo, ma da queste parti si va molto sul “rimbocchiamoci le maniche e impariamo tutto tutti”. Ma a me piace sta cosa. Mi piace essere multidisciplinare.
E’ un casino quando non si sa come passare il tempo. Io di solito vivo questi periodi andando a letto all’alba e svegliandomi di pomeriggio. Però siccome una cosa del genere praticamente distrugge le giornate, nel senso che tempo che cominci a combinare qualcosa è già ora di cena, mi sono un po’ stufato. Voglio dire, è vero che al momento ho il futuro incerto e non ho una lira in tasca, ma è anche vero che fra qualche tempo rimpiangerò di non averne approfittato a dovere. Chi può dire di non doversi attenere a degli orari, anzi, di più, di poter andare a lavorare solo quando ha voglia, e di poter scegliere di spaccarsi la testa solo sugli aspetti del progetto che gli piacciono?
Toh guarda, su ICQ è appena apparso in linea un mio ex compagno di università che lavora a Milano.
Dicevo del progetto. Purtroppo langue abbastanza in generale, quindi langue anche per me. Speriamo che ridecolli, sia per tornaconto mio personale, sia perché è veramente interessante.
In questo laboratorio-ufficio ancora non è arrivato nessuno, nonostante l’ora. Si vede che fanno un lungo ponte post-pasquale. D’altronde qui non rompono molto le scatole ai subordinati, è uno dei motivi per cui mi piacerebbe lavorare qui in pianta stabile.
Vicino ho un ragazzo piemontese e uno tedesco. Più una mia amica che fa la tesi che sta sullo stesso tavolo gomito a gomito con me, ma lei non viene spesso. Neanche io a dire il vero. Era una settimana che non tornavo.
Per il resto c’è veramente poco movimento in giro, a giudicare dalla poca gente che vedo passare in via Elce di Sotto, che però si trova molti metri sopra la mia finestra, a dispetto del nome. Il cielo è quasi plumbeo, non promette una gran giornata.
Ok, torno al mio autoCAD, voglio proprio scoprire come si ruota una figura sulle tre dimensioni.
Sapete, mi diverto con poco :))
Berlusconi sta dicendo ora su canale5 che l'Italia ha un'inflazione più bassa di tutti gli altri paesi e che gli stipendi stanno salendo più che in tutti gli altri paesi.
E l'intervistatore scodinzolante snocciola le cifre prima ancora che lo faccia lo stesso Berlusconi.
E poi dice che quelli di sinistra sono faziosi.
Infatti molti lo sono.
Ma in confronto sono dei dilettanti.
Tocca parlare anche a me della povera Terri Schiavo. Credo che perdonerà il fatto che me ne sto qui seduto tranquillo a chiacchierare di lei pur non immaginando neanche lontanamente cosa significhi rimanere in stato vegetativo per quindici anni. D’altronde ne hanno parlato talmente in tanti ultimamente. Su CNN non si fa altro, e non è un modo di dire, davvero si parla solo di quello. Al confronto la perversione dei nostri media per il caso Cogne sembra un servizio occasionale fra una litigata politica e l’altra.
A dire il vero non voglio pronunciarmi in merito alla questione se debba vivere o no, se sia accanimento terapeutico oppure semplice aiuto a una disabile, né cimentarmi nel bizantinismo che stupidamente cerca di stabilire se sia in stato vegetativo o in percezione ridotta. Un po’ come la disputa sterile sul fatto che in Iraq siamo in guerra o no.
L’unica cosa che mi premeva far notare è appunto l’accanimento dei media sulla vicenda, piuttosto che quello terapeutico dei medici. I familiari, che hanno tanto a cuore il bene della loro congiunta, non pensano minimamente al problema di dignità che le creano. Non perché ci sia nulla di disdicevole nel mostrare il proprio handicap, ma semplicemente perché forse Terri preferirebbe vivere il suo dramma in privato piuttosto che essere in prima pagina. E naturalmente, oltre all’accanimento dei parenti, c’è quello dei media, che ci si fiondano “a bomba”, come le api sul miele (a proposito: loro pronunciano [SCIAIVO] il cognome della donna).
Da dove nasce tutta questa morbosità? Si dice sempre che al pubblico piace vedere tali drammi, e in parte sarà così; ma è anche vero che nell’opinione pubblica americana è scontro aperto fra le opposte fazioni. Lì fanno tutto in grande, naturalmente. C’è sempre un sacco di gente pronta a battersi quando pensa che dei diritti anche minimi non siano rispettati. Ma d’altronde se scendessero in piazza per protestare ad esempio sul fatto che le cure mediche non sono garantite a chi non ha soldi, verrebbero tacciati di comunismo, che a sua volta da quelle parti è sinonimo di crimine contro l’umanità: non a caso tempo fa ho avuto una discussione su un blog americano in cui molti sostenevano che Giuliana Sgrena, in quanto comunista, andava lasciata morire e che il governo italiano non ha reso un servizio al suo paese liberandola. Non veniva in mente che il principale ruolo di un governo è proteggere i propri cittadini.
L’ipocrisia insomma regna sovrana e ci si attiene molto più ai cliché che al buon senso. E infatti anche per la povera Terri le motivazioni delle opposte fazioni sono molto più ideologiche che pratiche.
Naturalmente dietro a questo bailamme americano si accoda come un cagnolino il mondo dei media italiani. Se la vicenda è in prima pagina lì, deve essere almeno in seconda pagina da queste parti.
Non che non se ne possa parlare, fra l’altro anche da noi il problema eutanasia diventerà sempre più pressante nei prossimi anni, quando le ganasce della cattolicità non potranno più mantenerci due passi indietro rispetto al resto d’Europa su questi temi. Ma anche se si trattasse di una problematica che a noi davvero non riguarda, i media ci martellerebbero lo stesso.
Da cosa diavolo viene fuori tutto questo stupido guardare sempre all’America? Perché il complesso del bambino italiano che cerca un po’ d’attenzione dall’adulto americano? Mettere la questione su questi termini mi disgusta, ma molto spesso è così che i nostri media si pongono.
A tal proposito, mi viene in mente un fatto di svariati mesi fa, accaduto durante la campagna presidenziale americana. Era difficilissimo per i giornalisti stranieri avvicinare Kerry, che comprensibilmente puntava a farsi intervistare soprattutto da quelli americani. Un giorno una giornalista di non ricordo quale TG riesce a beccarlo mentre scende da un palco dopo un comizio. Io penso: “e vai, finalmente sentirò dalla sua voce cosa ne pensa sui principali temi di politica nazionale o estera. In un momento come questo, in cui la politica di Bush ha portato a migliaia di morti e ha aumentato il terrorismo invece che ridurlo, è importante per tutti noi sapere come si comporterebbe il suo avversario” (fra l’altro c’era stato da poco l’11 marzo spagnolo, e si aveva paura che succedesse anche in Italia).
Sapete lei cosa gli chiese?
“E’ vero che lei ama molto l’Italia e che viene spesso nel nostro paese?”
............
MA VAFFANCULO !!!!

Ho cominciato facendo un test per gioco qui, ed è venuto fuori Michael Moore (in qualità di menagramo però).
Allora, gasato dalla mia personalità di menagramo, ho pensato bene di fare un altro test sul personaggio famoso a cui assomiglio di più, qui.
Ed eccoti Kennedy. Fantastico, il mio idolo! Peccato però che dica che trattasi di uomo che ha potere finalizzato al sesso. Ma come? Io ho sempre pensato che il potere di Kennedy avesse fini più nobili e variegati. E poi, se aspetto che le donne mi ci stiano per il potere che ho, sto fresco.
Di conseguenza, a fare il personality disorder test neanche mi azzardo.


P.S.: Questo post è stato scritto durante il più tenace attacco di insonnia degli ultimi mesi, come potete vedere dall'ora.
Ragazzi una cosa fantastica!
Sono stato sul sito del MOIGE, sito di genitori molto ma molto attaccati ai cosiddetti “valori” cattolici. Come ho fatto a campare senza aver letto prima tali perle di saggezza non lo so.
Un grazie prima di tutto a Giulia Blasi che nominandoli in un recente post mi ha fatto venire la curiosità. Immagino che parlando di moige si riferisse proprio a quel fenomeno “genitoriale” che ho trovato io grazie a google.
Per chi ancora non conoscesse il suddetto fenomeno, posso dire che all’interno del sito troverete affermazioni del tipo che gli omosessuali vanno aiutati perché sono malati, lodi a coloro che pur provando attrazione per persone del loro stesso sesso si astengono dall’avere rapporti, discorsi sulla castità matrimoniale (cioè fare sesso solo per procreare), e una marea di altre amenità.
Ora, io ammetto di aver letto pochissimo (e meno male, a leggere bene chissà quante altre assurdità si trovano), e ammetto anche di non aver trovato nessun riferimento ai “valori” cattolici (riferimento che leggendo più accuratamente ci scommetto qualsiasi cosa che alla fine si trova), ma nonostante ciò ho la certezza che gli affiliati di questo sito hanno cari tali “valori”. Insomma, sono pappa e ciccia con ciò che dice la chiesa. E fin qui, non avrei nulla da obiettare. Nel senso che se uno ha cari “valori” masochistici, assurdi, anacronistici, ecc. cavoli suoi. E badate bene che non mi riferisco a valori cari anche a chi non crede, come l’amore per la pace, la giustizia, la sacralità della vita umana, ecc ecc ecc. Chiaramente sto parlando di castità, omofobia, & Co. Infatti è questa la ragione per cui continuo a virgolettare la parola “valori” fino a farmi venire un crampo all’anulare sinistro (è con quello che premo shift).
Bene, oltre ai “valori” (daglie) cattolici però questi genitori avranno anche caro il bene dei loro figli, è logico. E’ una cosa innata, sono genitori. Qui qualcuno potrebbe obiettare che far crescere i propri figli in un ambiente catto-ridicolo del genere fa male alla loro sanità mentale, e io sarei d’accordo. Ma almeno le buone intenzioni glie le dobbiamo riconoscere, e che cavolo.
A testimoniare l’amore per i loro bimbi c’è quella gif in bella vista sul sito che ritrae un pargoletto dentro una conchiglia. Questa gif a parer mio ha un duplice significato simbolico: 1) il bimbo dentro la conchiglia rappresenta una perla, cioè è prezioso. 2) l’uso di un mollusco rappresenta la riproduzione asessuata.
Abbiamo quindi appurato che tali genitori amano sia i “valori” cattolici che i loro figli. Ma che cosa succede quando tali valori entrano in contrasto fra loro?
Mi spiego. Ciò che ho in mente è il bel gesto fatto dal vaticano qualche giorno fa. Come sapete negli Stati Uniti ultimamente c’è stato un grosso scandalo pedofilia che coinvolge preti cattolici. Alcuni di loro sono stati anche condannati, altri sono attualmente accusati o sotto processo. Recentemente il vaticano cosa ha fatto? Ha richiesto l’immunità diplomatica per tali soggetti, in quanto appartenenti a uno Stato sovrano a tutti gli effetti, il vaticano appunto.
Bene: alcuni preti, rappresentanti dei “valori” di cui sopra, hanno forse (e sottolineo forse perché ogni imputato è innocente fino a prova contraria) usato violenza sessuale su dei bambini, e il vaticano cerca di sottrarli alla giustizia. Un po’ come dire: “predichiamo bene in teoria, e anche quando razzoliamo male, cerchiamo di farla franca”.
Secondo me rimane bloccato in un loop mentale infinito finché i circuiti del suo cervello non si bruciano.
<< Credere o non credere più? Farsi molestare i bambini o non farsi molestare i bambini? Lasciare che i molestatori la facciano franca o non lasciare che i molestatori la facciano fran........AAAAAHHHHHRGHGHGHGHGGHGHGH!!!!!!! >>

Non sapevo che esistesse la felpa FIAT.
Io non la comprerò, perché avrei il timore INGIUSTIFICATO che tale felpa cominciasse a dare problemi di ogni tipo dopo poco tempo, costringendomi a ricorrere spesso a sartorie e lavanderie.
Naturalmente gli amanti della roba fiat replicherebbero che però, benché una felpa fiat si rompa più spesso delle altre, il filo per rammendarla costa meno ed è più reperibile che per le altre felpe, e che quindi, tutto considerato, conviene comprare una felpa fiat.
Ognuno ha il suo punto di vista.
Domanda esistenziale. Perché i miei corregionali non riescono a dire “duecento”?
Ebbene sì. E’ così. Non ci riescono. Avete mai sentito un toscano che dice duecento? Io no. Se lo conoscete mi arrendo, però me lo dovete far vedere!
Mi è venuto in mente adesso che ho sentito in TV il ministro Matteoli dire “DUEGENTO”, come tutti i toscani. E poi Benigni, Cecchi Gori, quel commentatore inutile che c’è a notte fonda su una delle reti mediaset, e tanti altri. Gli esempi sono innumerevoli.
Anche io dicevo “duegento” fino ai 25 anni, poi, preso per il culo continuamente dai coinquilini, ho smesso. (eh sì che invece loro con il loro ridicolo dialetto ternano non facevano ridere per nulla).
Mia madre mi ha raccontato che tempo fa in banca non riusciva a far capire al cassiere il semplice concetto “duecento euro”. Giuro!
“Duecento euro”.
“Comeeee??”.
“Duecento”.
“Quanto???”.
“DUECENTO”.
“Eh???”.
“Va bene...... DUEGENTO EURO!!!!”.
“Ah, dugento, va bene!”.
(sì perché noi toscani diciamo duegento quando cerchiamo di parlare italiano, normalmente fra noi diciamo “dugento”).
Ma chi è quella che a Studio Aperto fa sempre i servizi strappalacrime? Quelli con la musichina triste in sottofondo, con il commento che sembra un incrocio fra una tragedia greca e non so cosa altro? Ci sarebbe da ridere se non fosse tragica.
Ogni tragedia personale che accade loro ci si fiondano. Il format è semplice: mettere sempre la stessa musichina in sottofondo, raccontare i fatti commentandoli come fosse una sorta di poesiola tragica di bassa lega, e fare domande completamente idiote ai poveri sventurati che sono stati colpiti dalla disgrazia. Non domande del tipo “ci racconti i fatti”, che peraltro sarebbero abbastanza inutili visto che ti racconta tutto la voce narrante, ma domandine scontate fatte a mezza voce, come se il giornalista fosse un alieno biologo appena sceso sulla Terra e emozionantissimo nel fare le prime domande sulle reazioni emotive dei terrestri a queste situazioni, e quasi stupito nello scoprire che in fondo i poveri esseri alieni non sono così diversi da lui. Perché poi la regola di base di questi quesiti è estremamente semplice: più scontati sono meglio è.
“Adesso [la persona cara che è morta] le manca?”
“Cosa farebbe alla persona che ha fatto questo?”
Ecc ecc.
E poi continui e continui imboccamenti delle risposte: se l’intervistato ha un attimo di esitazione o anche quando non ce lo ha, non c’è problema: lo pseudogiornalista porta fulmineamente il microfono verso di sé, dice rapidamente la risposta che ha in mente, e lo rimette sotto la bocca del poveretto che, ovviamente sconvolto per la sua situazione, quasi sempre biascica un “...ssì...” mentre cerca di ricacciare le lacrime. Anche quest’ultima cosa la fanno in continuazione, l’avete notato?
Ma le mie domande preferite, quelle per le quali stravedo, sono quelle a sfondo catto-ipocrita-pietoso-anacronistico-sindrome_di_stoccolma: “cosa farebbe a chi ha ucciso sua figlia”, e top dei top: “LI PERDONEREBBE?”.
E’ questo il momento magico, la parte più dolce del nettare, l’acme del piacere raggiunta dallo pseudo_giornalista_senza_vergogna.
Eh sì perché è una domanda che, ha parecchi risvolti positivi dei tipi più svariati sui telespettatori. Infatti, per il telespettatore cattolico a 24 carati è una domanda che soddisfa il dogma del perdono. Per quello incazzato per la sua vita mediocre invece stimola la collera cieca nei confronti dei colpevoli, e si sa che le persone particolarmente frustrate vivono della rabbia verso il prossimo e fondamentalmente pagherebbero oro per introdurre la pena di morte mediante sedia elettrica difettosa anche in Italia.
E poi c’è da dire che, indipendentemente da tutto il resto, questa semplice domandina soddisfa la regola fondamentale dell’attuale giornalismo televisivo italiano: attenersi a un codice catto-borghese di pochi dogmi di base, non importa se essi sono in contrasto con lo stile di vita che abbiamo o addirittura fra di loro: l’importante è averli in linea teorica, mica applicarli. Come disse la nonna del giovane Oppini, concorrente del reality show la Fattoria: “gli ho insegnato le cose importanti della vita, cioè a farsi ogni sera il segno della croce” (con immediata esplosione di applauso entusiasta). Eh certo, fatto quello si è a posto, tutto il resto è secondario.
Quindi, ritornando all’argomento iniziale, mi piacerebbe davvero sapere chi è quella che nel TG sopracitato si è specializzata in servizioli strappalacrime di bassa lega, e che credo praticamente non faccia altro. Oggi il suo ruolo è così di moda. Talmente di moda che bisognerebbe coniare un termine, che descriva questa nuova categoria professionale in modo sintetico ma esplicativo. Ma non è mica semplice. Forse mi verrebbe in mente se non fossi così preso dal disgusto.