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La giornata è iniziata tardissimo, complice la nottata passata a disegnare con autoCAD alcuni componenti elettronici, ed anche la cessazione dei lavori sotto la mia finestra che davano la sveglia ogni mattina tramite il martello pneumatico. Ma il pomeriggio è stato pieno, e ne potrete vedere le foto linkate via via nel testo.
Prima viaggio subito dopo pranzo sotto il sole attraverso le strade di campagna per raggiungere Castiglione del Lago. Lasciata la macchina nel parcheggio anch’esso assolato dell’ospedale, fra gli ulivi, con vista sul lago da una parte e sul reparto maternità dall’altro.
Fatta conoscenza della bambina appena nata e ancora senza nome (al suo posto c'era il cognome, che ho pecettato), della quale ovviamente le foto non vengono messe per motivi di privacy. Chiacchierato con la madre mentre la allattava: mi ha raccontato che è uscita fuori dopo pochissimo tempo dall’inizio delle contrazioni e che ha iniziato immediatamente a bere il latte, o comunque si chiami quel liquido presente nei primi giorni. In ogni caso sono stato testimone del fatto che sembrava non esserne mai sazia.
Dopo sono venuto via, dirigendomi verso Cortona, prima dal meccanico (ancora chiuso) e successivamente in direzione di quella che fra un paio di giorni sarà la casa della bambina appena nata. Lì c’era la sorella Melissa, di 19 mesi, che andava sull’altalena urlando come una pazza e che non aveva la più pallida idea del fatto che di lì a un’ora avrebbe conosciuto sua sorella. Tentativo di farle mangiare mela cotta da parte del padre, fallito, con contorno di sputazzi di polpa di mela da tutte le parti. Ma d’altronde a lui lo vede tutti i giorni, e a me no; per cui io sono riuscito a fargliela mangiare tutta, scatenando la rabbia e l’invidia di lui.
Poi di nuovo tutti a Castiglione del Lago, per presentarle la sorella. Urla di sorpresa e felicità da parte sua, indicando la neonata come se fosse stata lei a scoprirla e volesse informare tutti di questa novità.
Ci è venuto a trovare anche un amico che è sposato da dieci anni (uno degli ultimi matrimoni riparatori che ho visto da queste parti) e che qualche giorno fa è stato lasciato dalla moglie, che si è trasferita con il figlio. Uscendo dall’ospedale e vedendolo salire mestamente in macchina ho pensato di dirgli se gli andava di cenare insieme, ma nella stretta stradina a senso unico una macchina ha cominciato subito a suonare dietro sollecitando la mia ripartenza immediata, al ché i dubbi sull'opportunità di lasciarlo in pace con i suoi problemi hanno preso il sopravvento, e ho lasciato perdere.
Adesso di nuovo a Perugia, dove ho cenato con altri amici alla pizzeria napoletana, e poi qui a casa. Fra poco esco di nuovo al Warner Cinema qui accanto a vedere “la guerra dei mondi”, film di cui ho visto più di una volta l’edizione degli anni ’50. Quella era molto fumettistica ma carina, speriamo che questa sia all’altezza, seppur molto diversa.
Ah già, non ho detto, come se ce ne fosse il bisogno, che tutta la giornata è stata all'insegna di un caldo insopportabile 
.....la bambina senza nome.
Suggerite qualche nome da donna, per favore!
Ce n'è bisogno.

......su Marte
Clikkare per vedere l'immagine grande.


Il fatto che il nostro modo di pensare, di percepire il mondo, di agire, sia il frutto di tutto quello che siamo stati in passato è un fatto ben noto.
E’ una cosa quanto mai vera soprattutto per le persone singole, ma anche per interi popoli, nazioni, culture.
Nel primo caso a scavare nelle origini di quello che siamo è la psicologia, nel secondo la storia e la sociologia, e credo che il loro sia un compito ben più difficile.
Ma anche enormemente affascinante.
La cultura di un popolo non obbliga certo i singoli ad agire entro dei binari prestabiliti, ma è comunque vero che esiste un modo di pensare e di comportarsi “medio”, per il quale non trovo un termine adatto, anche se sono sicuro che i sociologi ne abbiano coniati svariati. E tutto ciò è frutto delle vicende storiche che un popolo ha vissuto nei secoli, anzi nei millenni precedenti.
Dico questo per introdurre un breve brano, che trovo molto bello e interessante su questo tema, scritto da uno storico e giornalista ben noto. E’ tratto da un saggio di storia medievale italiana ed europea.
La fragilità militare del nostro paese, la sua ancestrale allergia alla guerra viene dal fatto che i “barbari” in Italia attecchirono poco e non riuscirono mai a darle la loro impronta cavalleresca e guerriera. Noi non abbiamo nemmeno una poesia epica perché non sapremmo proprio a quali gesta ispirarci.
Tasso e Ariosto, quando vollero cimentarvisi, dovettero copiare le “canzoni di gesta” francesi e adottarne perfino i personaggi.
Comuni e Signorie, per combattersi tra loro, ricorrevano regolarmente ai mercenari stranieri: le milizie cittadine non valevano nulla. Solo Venezia e Genova crearono una loro grande scuola militare: la flotta.
E infatti noi siamo rimasti un paese di eccellenti marinai e di mediocri soldati.
La precarietà delle istituzioni feudali consentì all’Italia di uscire per prima dalle tenebre del medioevo e di sviluppare una grande e lussureggiante cultura urbana.
Ma ci ha impedito di assorbire quell’etica cavalleresca, imperniata sul senso dell’onore e della dedizione, che fa grande non solo gli eserciti, ma anche le nazioni.
Machiavelli sarà il documento di queste carenze.
In tutti i paesi e in tutti i tempi la fellonia, il tradimento e lo spergiuro allignano.
Ma solo in un paese privo di etica aristocratica e militare come l’Italia potevano essere codificati in una “guida” alla politica di un principe.
Indro Montanelli

Jean Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo e presidente di turno dell'Unione Europea, si è adoperato per cercare di colmare la distanza che c'era fra le delegazioni dei vari paesi dell'Unione, alcuni dei quali, come al solito, pronti più a prendere che a dare.Ieri mi sono alzato alle 7.30, sotto un cielo plumbeo che minacciava pioggia da un momento all’altro.
Guidando verso la mia ex facoltà mi ha telefonato mia madre, proprio mentre guardavo il cielo pronto ad esplodere e mi chiedevo se dalle mie parti facesse lo stesso tempo da lupi. Lei mi ha detto che lì pioveva a dirotto da mezz’ora. E infatti finita la telefonata le cataratte del cielo si sono aperte ed è venuta che Dio la mandava. Mi sono bagnato abbastanza nel breve tragitto dal parcheggio al portico della facoltà. In corridoio una fila paurosa di gente, più di 100 persone in cerca dell’abilitazione alla professione di ingegnere. Ho trovato una mia conoscente, veramente carina e in ottima forma fisica con le sue forme disegnate in modo armonioso sotto i vestiti aderenti, ma a pezzi mentalmente per l’esame.
Trafila burocratica lunghissima con consegna di fogli timbrati e firmati, buste convalidate, proclamazione delle regole da seguire durante la giornata, comprese quelle di imbustamento del compito e anche quelle per andare al bagno. Alla fine io e lei ci siamo dati la mano ed è cominciato l’esame.
Dopo oltre sette ore e uno svolgimento dell’esercizio che mi ha lasciato non poche perplessità, e che mi costringerà a stare quasi un mese nel dubbio prima di sapere se potrò andare a fare l’orale, che a sua volta sarà a settembre, ho consegnato ed è finita, almeno per ora.
Adesso sono in vacanza. Ho voglia di sentirmi in vacanza!
Appena uscito mi sono risvegliato dalla trance: era tornato il solleone, con una temperatura calda ma sopportabile, e di colpo ho avuto fame e voglia di andare in giro, nonostante la stanchezza. Dopo aver mangiato qualcosa sono andato a trovare un mio amico (non avendo una donna, sono gli amici a dovermi sopportare vedendomi riapparire improvvisamente, dopo settimane di silenzio, sotto casa loro). Siamo stati a parlare in casa al caldo con il venticello che entrava dalle finestre aperte all’ottavo piano, con il panorama su Perugia nel tardo pomeriggio, mentre i treni sferragliavano ogni tanto, il tutto nel perenne rumore del traffico stradale che giungeva ovattato dal basso. Quando era ormai quasi notte, alle 9, siamo andati in macchina per le strade ormai svuotate alla ricerca di un posto dove mangiare, decidendo infine di cercare un ristorante cinese con il giardino all’aperto. Non trovato. La ricerca è finita in un locale del centro non solo senza giardino, ma anche un po’ claustrofobico ma dove si mangia bene e si spende poco. E dove c’era la ragazza, americana, più bella che avrò visto da un anno a questa parte. Non che io me ne vada in giro a cercare di sedurre più di tanto, ma di certo con le occhiaie, la barba lunga, e i capelli a casaccio, mi sento ancora meno attraente del mio solito (da antica abitudine vado agli esami scritti trasandatissimo, come rituale scaramantico). In ogni caso con lei non ci ho neanche parlato. Dopo le 11 è stata ora di andare a casa, causa la stanchezza opprimente. In altre occasioni avrei preferito godermi la serata perugina fino a notte fonda.
Ora voglio essere in vacanza. Voglio ridare alla mia casa un aspetto decente, voglio uscire di più, voglio organizzarmi le mie giornate in modo regolare, cercare lavoro e svagarmi tutto il resto del tempo. Voglio vivere al meglio questi giorni d’estate prima che arrivi il caldo quello vero, che mi ammazza ogni anno. Vorrei che fosse un periodo come quelli che c’erano tanti anni fa quando finiva la scuola, quando si usciva dal letargo e ci si godevano tutte quelle cose che non si erano fatte nei mesi precedenti. Non che io abbia faticato molto in questi mesi, al contrario, ma è stato uno dei periodi più incerti e irregolari, e sotto certi aspetti inconcludente che abbia avuto; quindi in un certo senso il discorso del letargo vale anche per me.
"Credo che adesso in Parlamento non succeda niente, perché ci vuole tempo per sperimentarla. Poi, se si riterranno opportune, potranno essere introdotte piccole, leggere modifiche, ma non certo quegli stravolgimenti che avevano ipotizzato i quesiti referendari".
Camillo Ruini
Ecco signori, siamo tornati dopo 30 anni ad essere l'unico paese al mondo in cui la chiesa dà le direttive al parlamento. Ci si rende conto di quanto è grave questo?
Potrei parlare della giornata di ieri.
Potrei raccontare che sono stato a casa dai miei, che poi sono andato a votare, che poi sono andato a trovare un mio amico (sì lo so che fra due giorni ho l’esame, ma dovevo riposarmi un po’) che fa il segretario di seggio (in due ore nel tardo pomeriggio sono venute a votare 10 persone 10, e la Toscana è quella che ha votato di più dopo l’Emilia....). Potrei raccontare anche che dopo sono andato a casa sua a trovare la sua convivente e la loro figlia, che praticamente ormai è mia nipotina onoraria. Fra una settimana nascerà la seconda (ma come fa una donna incinta a tenere in braccio una bambina di 12 chili che non sta mai ferma, tenendola con un braccio solo mentre con l’altra mano la lava? Mah...).
Ma raccontando tutto questo mi verrebbe anche in mente lo stato d'animo che avevo ieri sera tornando a casa mentre pensavo alla maledetta arretratezza di questo paese che se ne frega di tutto (salvo poi pigolare “piove governo ladro” ogni minuto, come fa chiunque non sappia assumersi le sue responsabilità), e allora lo evito.
Prima che chi si è scientemente astenuto si offenda per questa mia affermazione, preciso che sono convinto che l'astensione in questo caso è stata più che altro per menefreghismo e ignoranza che per scelta, basta guardare la incredibile disparità di voto fra le province rurali e quelle delle grandi città.
Segnalo come spunti di lettura alcuni articoli che si trovano su Repubblica on-line.
Inoltre blunote segnala questo post su un blog di un italo-svizzero. Ho trovato molto interessante il discorso che facevano le persone sul treno per Lugano.
Si è fatto tardi, scappo a pranzo, e dopo avrò molto da fare 
Libri che possiedo nella mia biblioteca, e genere:
Alcune centinaia, non saprei dire bene quanti. Quando non ci sarà più mio padre, la biblioteca si arricchirà di colpo di almeno 4000 libri.
Sono quasi tutti di narrativa moderna da una parte, e dall’altra ci sono libri di scuola e universitari di storia, chimica, fisica, elettronica, informatica.
La narrativa è principalmente americana, anche se ho 30 libri di Jules Verne. Il genere va dal thriller alla fantascienza, all’avventura.
Mi vergogno a dirlo, ma ammetto di essere paurosamente carente in opere classiche, buco che mi ripropongo da sempre di colmare (vorrei leggere Hugo, Tolstoj, Boezio, Melville, e tantissimi altri), ma poi quando entro in libreria vengo rapito dai nuovi libri dei miei autori moderni preferiti.
Ultimo libro che ho comprato:
Corrado Augias – I segreti di Londra.
Molto interessante dal punto di vista storico, e per capire la mentalità degli inglesi.
Libro che sto leggendo ora:
Nessuno! :(( A meno che non si consideri il “Benjamin Kuo – Automatic control systems”, ma non credo che la domanda si riferisse a questo tipo di letture.
Libri o racconti che consiglio:
“Il senso di Smilla per la neve” di Peter Høeg.
“Il silenzio degli innocenti”, anche se tutti qui l’avranno già letto.
“Nemesis” di Isaac Asimov.
“Il nome della Rosa” di Umberto Eco.
“Se questo è un uomo” di Primo Levi.
“Bisanzio” di John Julius Norwich (sono appassionato di storia medievale in generale e bizantina in particolare, si vede?)
Comunque consiglio qualsiasi libro di storia o narrativa che ci racconti le usanze, la mentalità, il mondo, di altri luoghi o di altri tempi diversi dal nostro.
Il testimone lo passo a:
Ma solo se hanno voglia di farlo naturalmente :))