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Tempo a Perugia

giovedì, 28 febbraio 2008
No auto?

A causa del superamento per più di tre giorni di fila dei livelli massimi consentiti di inquinamento, oggi è scattato il provvedimento targhe alterne. E siccome la mia auto ha targa dispari, è dovuta restare a casa.
La cosa di per sé non mi crea particolari problemi: sono della generazione degli anni '70, queste cose ce le abbiamo nel DNA fin da bambini. Come non ricordare con una punta di commozione che molti di noi furono battezzati a piedi? :)
Così oggi ho preso la nuovissima metropolitana, inaugurata un mese fa. Tutto l'impianto è ben fatto, devo dire che creare una linea metropolitana in una città etrusca che si sviluppa decisamente in maniera verticale è un risultato di tutto rispetto. Inoltre, le cabine non hanno conducente e passano a pochissi minuti l'una dall'altra. Non capisco perciò perchè i perug*ni, nella loro fissazione di essere provinciali a tutti i costi, lo chiamino MINIm*trò, in una sorta di complesso di inferiorità verso i parigini (tra l'altro ci sono solo due vocali di differenza).
Il mio problema comunque è un'altro: tra poco tutti i parcheggi qui intorno saranno messi a pagamento, trasformando la già difficile (per usare un eufemismo) situazione dei parcheggi in questo quartiere in IMPOSSIBILE.
Sarà cioè semplicemente impossibile venire al lavoro in macchina. A ciò deve aggiungersi il fatto che dal mio quartiere, sebbene neanche troppo periferico, gli autobus ci mettono 45 minuti, perché invece di dirigersi direttamente in città fanno un tortuosissimo giro (creato evidentemente da qualche cerebroleso) e non arrivano nemmeno qui, ma vanno in centro storico. Tenendo conto che gente che abita in paesi a 20 km dalla città arriva in mezz'ora e sbarca proprio qui davanti, la cosa mi fa girare abbastanza le scatole.
Nemmeno la metropolitana porta qui, ma costringe a una lunga passeggiata a piedi (e questo non sarebbe un problema) e a raggiungere il capolinea con la macchina. Quindi dovrei fare esattamente quello che faccio adesso, cioè usare la macchina per andare al lavoro, con l'aggiunta della metropolitana e della passeggiata. Praticamente 45 minuti in tutto, come con l'autobus.
Camminare a piedi non mi spaventa, nemmeno d'inverno. Però essere costretti a pagare dove prima non lo si era, dovendo comunque usare l'auto per 3/4 del tragitto, non mi va proprio giù.
Quindi, credo che continuerò ad andare in macchina, parcheggiando lontano, e passeggerò!

Postato da: clarke a 13:56 | link | commenti (9)

martedì, 19 febbraio 2008
Ci sarà limite al peggio?

Penso che ognuno abbia il diritto di pensarla come vuole.
A maggior ragione penso che questo valga per un tema delicato e drammatico come l'aborto.
Ho il massimo rispetto per chi la pensa in maniera diametralmente opposta a me su questo tema.
Non ho rispetto invece, per i mercenari.
In particolare, mi danno il voltastomaco i mercenari su un tema così drammatico, appunto.
L'avesse fatto Ruini avrei capito.
Ma lui NO.

Postato da: clarke a 12:40 | link | commenti (16)

lunedì, 04 febbraio 2008
Rientro

E’ passato natale, è passato capodanno…
Abbiamo lavorato molto. Poi la missione è finita, un po’ in anticipo rispetto al previsto per problemi tecnici.
La base mi mancherà. L’Ant*rtide mi mancherà.
Metto sotto una foto scattata l’ultimo giorno, in pieno white-out. Le macchine fotografiche hanno sempre problemi col bianco accecante della neve, ma in questo caso anche la visibilità a occhio nudo era di pochi metri appena. La causa è il vento, che tiene la neve polverizzata in sospensione, che a sua volta riflette la luce del sole. L’effetto è una specie di nebbia luminosa che avvolge tutto.

Il ritorno è stato rapido, prima con un volo di 6 ore verso la base italiana sulla costa, dove ho trascorso 2 giorni, rincontrando con piacere molte persone che conoscevo e vedendo per la prima volta lo stupendo scenario delle montagne transantartiche.
Poi una mattinata trascorsa nella vicina base americana, un vero e proprio pezzo d’america con i suoi militari, i suoi pick-up, il suo junk-food mangiato in una caffetteria costruita sopra il mare ghiacciato, e il volo sull’enorme aereo militare che in 5 ore ci ha portato in Nuova Zelanda.

La Nuova Zelanda era un’esplosione di colori, al culmine dell’estate australe. Avevo soltanto 3 giorni, senza nessuna pianificazione, con tutte le date sballate rispetto al programma, ma era troppo bella per non vederla almeno un po’. Così ho noleggiato una macchina per andare dalle parti del Monte Cook.
Lasciamo perdere il patema per dover guidare la prima volta a sinistra. Il primo giorno non ho visto nulla del paesaggio, solo la strada, continuando a forzarmi di tenere la sinistra. Il secondo giorno ho potuto vedere quanto era bella. Ma molto poco abitata. Come recita l’adagio: “nell’Isola del Sud ci sono le bellezze paesaggistiche, nell’Isola del Nord ci sono i neozelandesi”.
Ho dormito per due soldi in un paesino sperduto in un albergo che sembrava arrivare diretto dall’epoca vittoriana, talmente malandato che probabilmente non veniva ristrutturato da allora. La gente mi salutava per strada pur non conoscendomi, la camera non aveva la chiave, “tanto qui è un posto molto sicuro”.

Poi una notte in volo verso l’Australia, con accanto una ragazzina inglese alle soglie dell’adolescenza, che si rivolgeva a me con l’appellativo di “sir”.
All’aeroporto di Sydney avevano tutti finito le macchine piccole. L’AVIS me ne ha data una grossa al prezzo di una piccola. Mi sono ritrovato con quel macchinone in mezzo al traffico intenso di Sydney, sotto una pioggia battente, sempre a sinistra naturalmente. Ho ringraziato il cielo di essermi esercitato per 700 km in Nuova Zelanda.
Al momento sto a quota 1200 km per quanto riguarda l’Australia. Ho lasciato Sydney alla volta di Melbourne, con breve deviazione per vedere Canberra.
Questa parte fertile e temperata del Paese è stupenda, ma completamente disabitata. L’ovest degli Stati Uniti in confronto è sovraffollato. Si può guidare per 80 km di autostrada e non incontrare nessuna uscita, e non vedere nessuna casa. Considerando che non si tratta di un territorio desertico, è una cosa impressionante. Non ho mai visto niente del genere in vita mia. La presenza umana si intuisce dai recinti e dal bestiame che pascola, ma è noto che i ranch australiani sono i più grandi del mondo per estensione territoriale. Nel paesino in cui ho dormito (150 abitanti) erano tutti allevatori, riuniti al motel a bere la sera. Gentili, sempre pronti a chiederti come stai anche se non ti conoscono. Visto che questo è un continente noto per la tossicità dei suoi serpenti, gli ho chiesto se ce n’erano in giro. “Certo, c’è il brown snake”. Prima camminavi verso il torrente, là è pieno di quei serpenti. Ma lo devi proprio pestare perché ti morda”.
Mi si è gelato il sangue. La nostra vipera europea in confronto è una gran dilettante.
Gli alberghi di Melbourne erano completamente pieni per gli open di tennis, e i prezzi esorbitanti.
Peccato non averla vista, eccetto che per un giro in macchina in centro, perché è una bella città, la più europea dell’Australia. E’ anche la città degli italiani. Il mio cognome riempiva mezza colonna dell’elenco telefonico, pur non essendo un cognome meridionale.
In compenso ho percorso la bellissima Great Ocean Road, che consiglio a chiunque si trovi nel sud-est dell’Australia, con gli stupendi scorci sull’oceano australe e sulle foreste di eucalipti.
Oggi pomeriggio mi è capitato di vedere due canguri allo stato brado. Dal vero fanno una certa impressione, sono veramente il simbolo di una fauna "assurda" rispetto a quella degli altri continenti. Camminano (quando non saltellano) in un modo molto strano, come se fossero.... "sciancati".
Adesso mi aspetta il deserto. Probabilmente altri 3000 km prima di rientrare in quel parcheggio dell’aeroporto di Sydney e volare in Europa.

Clarke



UPDATE: Non avendo mai avuto la possibilità di postare, questo brano non era mai stato messo on-line, dopo essere stato scritto, 2 settimane fa.
La vacanza è finita, i km percorsi alla fine sono stati più di 5000.
Adesso sono all'aeroporto di Singapore (dove ho passato due giorni), in attesa di imbarcarmi sul volo che mi riporterà in Europa. Domani sarò a casa.

Postato da: clarke a 14:47 | link | commenti (14)