
Finalmente sento dire quello che avrei sempre voluto sentire.
Oggi il Presidente Napolitano dice che non dovrebbero esserci tribune televisive per gli ex terroristi, e che in passato sono apparsi in televisione molto più delle vittime.
Era ora che in Italia cominciasse a farsi strada l'idea, il concetto, di attenzione verso le vittime maggiore di quella verso gli assassini. Fino a poco tempo fa questo concetto era tabù, perché considerato forcaiolo. Non ha nulla di forcaiolo, ma non è facile spiegarlo a chi fa del buonismo e del perdonismo la propria cultura. Per molti anni in questo Paese il concetto di 'dare la giusta pena secondo la legge', è stato confuso da molti col concetto di 'sadico accanimento'.
Oltre a questo, c'è sempre stato anche quell'agghiacciante atteggiamento che ha portato molti esponenti e simpatizzanti di una determinata area politica a difendere in un caso o a chiedere la massima severità nell'altro, in base al fatto che certi terroristi si ispirassero a ideologie vicine o contrarie alle loro.
Il fatto che un uomo equilibrato come il Capo dello Stato si esprima con le parole di oggi mi sembra quindi importantissimo.
Inoltre, come non essere d'accordo con quanto dice Benedetta Tobagi (dal
Corriere.it), che
"giudica parole come pacificazione o riconciliazione inappropriate, insufficienti, in certi contesti persino fuorvianti, perché evocano una guerra civile che non c'è stata, o adombrano una prospettiva religiosa. Inoltre mi pare suggeriscano che il percorso da fare per superare le difficili eredità degli anni Settanta sia solo di tipo personale o emozionale. Io non credo che sia così. È essenziale capire. Riconoscere le vittime non è solo un atto dovuto, segno di maturità e sensibilità da parte della società, ma è necessario per mettere a nudo la vera natura del terrorismo, dissipando ogni nebbia romantica".
Il perdono, se c'è, deve essere un fatto privato, non istituzionale. Montanelli aveva il diritto di perdonare e fare amicizia con il terrorista che lo aveva gambizzato se lo desiderava, e così fece.
Lo Stato no, lo Stato deve punire in base alle prove e secondo la legge. Con le attenuanti e le aggravanti del caso, se ci sono. Ma secondo la legge.
Nel momento in cui si parla di "pacificazione nazionale" si perde inevitabilmente di vista la gravità dei crimini commessi. I crimini sono crimini, indipendentemente dal fatto che chi li ha perpetrati fosse animato da più o meno sinceri sentimenti di matrice politica, religiosa, ecc.
Forse si sta finalmente cominciando a capirlo.
(Ho fatto un brutto calderone mischiando vari concetti non proprio coincidenti, come "attenzione verso le vittime", "certezza della pena", ecc., ma spero che il mio pensiero sia comunque chiaro)
NO NO, NON C'ENTRA NULLA MA LO DEVO DIRE, E' PIU' FORTE DI ME:
Sgorbi
dice di essere stato cacciato.
Questo non è vero.
NON E' STATO CACCIATO!!!
LA SMETTA DI DIRE CHE E' STATO CACCIATO!!!
Gli è stato solo chiesto di cambiare ruolo.
Che la smetta di parlare male di Milano dicendo che è stato cacciato quando non è vero.
Se non ci fossero certe facce di merda che parlano male di Milano, la città avrebbe un'immagine migliore di fronte al mondo.
Chi non capisse la battuta,
può guardare qui.
Aaaaahh ci voleva proprio, ora mi sento meglio.